La tradizione del “rosario” nelle diverse religioni: il Japamala Indù

Posted on Aprile 19, 2008 
Filed Under Induismo

japamalaEccoci alla seconda puntata dedicata ai rosari nelle diverse tradizioni religiose. Oggi ho scelto il Japamala (parola che deriva da japa = ripetizione e mala = ghirlanda) induista che è composto da 108 grani.
Ja sta per “janmaviccheda”, la cessazione del ciclo nascita e morte; e pa sta per “Pa kara papanasana”, purificazione e redenzione di tutti i peccati. Un mala ha 108 grani ma ciò non rappresenta il numero 108, bensì la realtà:
- 1 rappresenta la verità Ultima
- 0 al centro rappresenta lo stato di Samadhi
- 8 rappresenta la natura creativa.
Infatti non viene detto 108, ma 1, 0 e 8. 108 è un numero che ricorre spesso sia nella tradizione induista che in quella buddhista. 108 sono i nomi di Shiva, Krsna, Visnu, Radha, Laksmi, Durga ecc… e di numerosi saggi indù. ll sistema Vedico crede poi che 108 rappresenti l’universo o supremo. Il dio Krishna ha avuto 108 gopi (pastorelle devote), e le stesse Upanishad sono 108; ci sono 108 luoghi santi frequentati dal dio Vishnu (Divyadesams). Ma a quanto pare più si scava nelle antiche scritture e più il numero 108 ritorna. Sul significato del numero 108 si può vedere anche qui.

Come è fatto un Japamala?
Generalmente i grani sono semi di piante indiane (semi di loto, di bodhi, rudraksha) oppure in legno di sandalo, tulasi o ancora di giada, ambra ecc…. In ogni mala c’è sempre un grano diverso in più, che forma l’estremità superiore e viene chiamato Meru (come il sacro monte), il punto di giunzione (altri nomi possono essere Bindu, Sumeru, Guru, Stupa). Così, quando si ripete il mantra bisogna arrivare fino a Meru (senza mai attraversarlo), ritornare indietro, e così via.

Come si usa il Japamala?
Si deve tenere il rosario sopra il dito medio, tenendo insieme le altre dita che rappresentano i Guna, cioè le tre qualità del pensiero, del temperamento e dell’azione (il medio rappresenta Satva: la purezza; l’anulare rappresenta Rajas: l’azione; il mignolo rappresenta Tamas: l’inerzia).
Questa azione di tenere il rosario sopra il dito medio, raggruppando le altre dita, sta a significare che si trascende il mondo dell’illusione, degli attributi, e si procede verso la coscienza dell’unità.
Il dito indice, che rappresenta l’uomo (Jivatma), e il mignolo non devono venire a contatto con il mala. Il Japamala dovrebbe essere tenuto nella mano destra tra il pollice (che è Dio - Paramatma), e l’anulare, così che la fusione con il Divino viene enfatizzata col passaggio di ogni grano e di ogni respiro. Mentre si sgrana il Japamala, la lingua ripete il mantra. Alcuni dei mantra più usati sono:
* Om
* Hare Krishna mantra
* Ram Nam
* Gayatri
* Om namo Narayana
* Pancha Tattva mantra
* Aum Namah Sivaya
* Om mani padme hum
* ShriRam Jay Ram Jay Jay Ram

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One Response to “La tradizione del “rosario” nelle diverse religioni: il Japamala Indù”

  1. La tradizione del “rosario” nelle diverse religioni: il Tasbeeh mussulmanoOra di Religione 2.0 - Insegnare Religione con il Web 2.0 - Insegnamento della Religione - : Religione 2.0 - Religion 2.0 on Maggio 2nd, 2008 15:40

    […] al VII sec d.C., molto probabilmente per i contatti con la vicina India dove già veniva usato il Japamala. L’uso del Tasbeeh si lega a quella forma di preghiera presente nella tradizione spirituale […]

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